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L'ufo crash della PreistoriaL'UFO CRASH DELLA PREISTORIA
Nel 1938, in una caverna, tra le montagne del Tibet, al confine con la Cina, nella regione di Bayan Kara Ula, furono ritrovati numerosi scheletri di esseri umani di razza sconosciuta, con crani sproporzionati e piccoli corpi, alti circa 130 cm. Inizialmente furono considerate scimmie, ma nessun animale, per quanto evoluto, avrebbe mai potuto procedere a tali sepolture. Nelle tombe, oltre ai corpi, furono rinvenute ben 716 dischi di pietra, nei quali erano incisi strani ideogrammi, anch'essi sconosciuti. Capo della spedizione, fu l'archeologo cinese Chi P'u Tai, il quale, dopo aver aperto tutte le tombe, portò a Pechino i reperti trovati sul luogo, compresi gli strani dischi, ciascuno di circa 1 metro di diametro, forati al centro: si trattava di reperti di circa 12.000 anni prima. Per circa vent'anni, i reperti rimasero praticamente dimenticati nei magazzini di Pechino. Nessuno sapeva l'origine né la funzione dei dischi; nessuno capiva come potessero essersi evoluti in quel modo i corpi degli individui ritrovati. Solo dopo molti anni, uno studioso e archeologo cinese, il Prof. Tsum Um-Nui, insieme ad uno staff di altri cinque scienziati, iniziò a studiare questi reperti. Le considerazioni che ne scaturirono furono incredibili, tanto che le autorità cinesi ne vietarono la diffusione. Solo nel 1965, con la pubblicazione di un documento intitolato Navi Spaziali di 12.000 anni fa, iniziò la divulgazione della scoperta: Tsum Um-Nui spiegò che, secondo le sue traduzioni, effettuate dai geroglifici dei vari dischi di pietra rinvenuti, si raccontava di una navicella spaziale, giunta da un altro pianeta, che aveva avuto un grave incidente sulle montagne di Bayan Kara Ula. Gli alieni che si salvarono, entrarono in contatto con le popolazioni primitive del luogo, ma gli umani, solo dopo molto tempo, accetarono la presenza di queste strane creature, che avevano comunque intenzioni pacifiche fin dall'inizio. In particolare, in uno dei dischi, l'incontro veniva così spiegato: "I Dropa (nome attribuito agli esseri alieni) scesero dalle nubi del loro oggetto volante. I nostri uomini, donne e bambini si nascosero dieci volte nelle caverne prima dell'alba, finché capimmo che i Dropa avevano intenzioni pacifiche...". Probabilmente, dopo il crash, gli alieni non furono più in grado di ricostruire l'astronave, rimasero così "imprigionati" sulla Terra e, quasi certamente, si accoppiarono con gli umani, dando vita ad un'etnia che rimase isolata sulle montagne per migliaia di anni. Il prof. Tsum Um-Nui parla di 12.000 anni fa, poiché, su alcune incisioni ritrovate nelle pareti delle caverne, è raffigurato il Sole nascente, la Luna, alcune costellazioni e la Terra, il tutto collegato da puntini, quasi a spiegare il percorso eseguito dall'astronave per giungere sul nostro pianeta. La posizione dei pianeti e delle costellazioni ha portato poi il professore alla datazione. Successivamente, furono raschiate le superfici di alcuni dischi. Dall'analisi che ne seguì, il materiale di cui erano composti risultò contenere un'alta percentuale di cobalto e di altre sostanze metalliche. I dischi di granito, all'oscilloscopio, reagirono emettendo vibrazioni ad un ritmo stranamente regolare, perché carichi di una notevole quantità di energia elettrica. Quei reperti, vecchi di dodicimila anni, non potevano essere manufatti terrestri. Il Prof. Tsum Um-Nui morì nel 1965, per un attacco cardiaco. Furono cercati i suoi appunti sulle scoperte di Bayan Kara Ula, ma tutto era stanamente sparito. L'ultimo ad aver parlato della storia dei dischi rinvenuti fu l'ufologo viennese Peter Krassa che, nel 1975, li vide esposti in una teca del museo Bampo a Xian, in Cina, e li fotografò. Oggi, dei numerosi studi condotti sui reperti e dei dischi rinvenuti, si è persa ogni traccia. L'ufo crash di MilanoL’UFO-crash di Milano
In una data imprecisata, nel 1933, forse a seguito dello schianto o di un atterraggio di un UFO su Milano, (il primo caso assoluto di UFO-crash in Italia), Mussolini costituì un gruppo investigativo segreto, il Gabinetto RS/33, in forze all’Università La Sapienza di Roma, che, in capo a pochi anni, aveva messo a punto un esplosivo dossier di una trentina di pagine, corredato da foto e filmati. Capitanato formalmente dal fisico Guglielmo Marconi, ed in sua vece dall’astronomo Gino Cecchini, cercava di stabilire la natura, ritenuta terrestre, dei misteriosi ‘velivoli non convenzionali’ schedati. A lungo si era pensato che anche gli inglesi avessero recuperato del materiale fotografico, ma una serie di immagini divulgate sulla stampa ufologica negli anni Novanta sono risultate essere una contraffazione ricavata da un film di guerra. (fonte: Alfredo Lissoni ‘Gli UFO e la CIA’). Un quotidiano dell’epoca, datato giugno 1933, a proposito del presunto UFO-crash di Milano dell’aprile precedente, scrisse: «Un aeromobile sconosciuto precipita sulla metropoli lombarda. Il duce ordina: - Silenzio assoluto -. Il duce guardò il cielo. Trasecolò. Non disse - Quel maledetto Ufo - perché ancora non si parlava di oggetti volanti non identificati. Forse disse in romagnolo - Sorbole, un'aeronave sconosciuta - e smoccolò a lungo. Fantapolitica ma non tanto. Perché se i documenti in possesso del Cun, il Centro Ufologico nazionale, sono veri e autentici come afferma anche il consulente tecnico incaricato di datarli, un oggetto non identificato piombò un giorno del 1933 dai cieli di Milano. Mentre ciò che restava della navicella aliena veniva ricoverato e infrattato chissà dove, la macchina della censura si metteva in potente movimento. Nessuna notizia. Bavaglio all'Agenzia Stefani (l'Ansa di allora), minacce per i giornalisti di trascinarli fino al tribunale speciale. Ecco la storia di questo Ufo-crash ante litteram come può essere ricostruita dai documenti in possesso del presidente del Cun Roberto Pinotti e del segretario Alfredo Lissoni. La data è il 13 giugno 1933. Il telegramma porta l'intestazione "Ufficio telegrafico di Milano" e la dicitura "Riservatissimo - lampo - priorità su tutte le priorità". Come mittente reca la voce prestampata ‘Agenzia Stefani’. Il testo: «D'ordine personale del Duce disponesi assoluto silenzio su presunto atterraggio su suolo nazionale at opera aeromobile sconosciuto Stop Confermasi versione pubblicanda diffusa dispaccio Stefani odierno - stop - Idem versione anche at personale e giornalisti Stop Previste max pene per trasgressori fino at deferimento tribunale sicurezza dello Stato stop Per immediata conferma ricevimento stop Direzione affari speciali». Erano le 16:00. Ma del misterioso atterraggio si parlava già dalla prima mattinata. La macchina della censura si mise in moto con tempestiva solerzia. Lo conferma un secondo telegramma della Direzione affari speciali. L'orario era quello delle 17:07. «D'ordine personale del Duce disponesi immediato dicesi immediato arresto diffusione notizia relativa at aeromobile natura et provenienza sconosciuta di cui at dispaccio Stefani data odierna hore 7 et 30 Stop Disponesi istantanea rifusione eventuali piombi giornalistici recanti detta notizia Stop Previste max pene per trasgressori fino at deferimento tribunale sicurezza dello Stato Stop dare immediata conferma del ricevimento Stop». E se qualcosa fosse trapelato, se un giornalista malaccorto avesse avuto la temerarietà di pubblicare anche solo un brandello di notizia? Mentre l'incauto avrebbe preso la via di Ventotene, sarebbe stata servita dall'Osservatorio di Brera una versione di comodo: l'oggetto misterioso era solo un enorme meteorite. Insomma fu giornata di mobilitazione generale di tutti i gangli vitali dell'aviazione, dello Stato, del regime a cominciare dall'Ovra, la polizia segreta. I telegrammi portavano tutti un'unica sigla, quella che parrebbe una "f".. La stessa "f" che campeggiava su una busta intestata "Senato del Regno" e fatta arrivare agli ufologi del Cun Pinotti e Lissoni dove è scritto a stampatello: "Riservatissimo (sottolineato) A mani di S.E. Galeazzo Ciano". Quindi anche il potente ministro degli Esteri, genero di Mussolini, era stato coinvolto nel misterioso crash in territorio milanese. Ancora una ‘f’ siglava una lettera con l'intestazione Agenzia Stefani indirizzata a un certo Alfredo. Si accennava a un caso Moretti del quale "non si può parlare che a quattr'occhi data la delicatezza e la particolarità della vicenda". "Se mi chiedi un consiglio, eccolo: non dire a nessuno - ripeto nessuno e ciò comprende i parenti più stretti - quanto hai visto". Ottimo consiglio perché da un'altra lettera del misterioso ‘f’ si appprende che il povero Moretti (un testimone scomodo dell'atterraggio?) era stato rinchiuso in un manicomio! Un elemento che ha fatto molto riflettere i ricercatori è stato il coinvolgimento di Marconi nel Gabinetto RS/33. Un elemento curioso, che qui Lissoni presenta a mero titolo speculativo, è che costui avrebbe - gli storici non sono concordi - costruito sul finire degli anni Trenta un misterioso raggio della morte in grado di paralizzare all’istante i sistemi elettrici dei motori. Sarà solo un caso ma oggi sappiamo, col senno di poi, che questa è una prerogativa degli UFO! E trovare proprio lo scopritore del raggio della morte in una commissione di studio UFO inevitabilmente adombra il sospetto che i fascisti studiassero... retroingegneria aliena! É solo un’ipotesi, per carità; ma in questa indagine le combinazioni che stanno sostenendo queste ipotesi diventano oggigiorno sempre più numerose. Che dire del raggio della morte? La maggior parte degli storici e degli scienziati pensano fosse una bufala propagandistica messa in giro da Mussolini; secondo lo storico Ugo Guspini dietro questa leggenda si sarebbe celato in realtà il progetto segreto di costruzione del radar; per Antonio Spinosa era invece un’arma in grado di carbonizzare le persone; parzialmente scettico si è detto un altro storico, Aurelio Lepre, ma un suo collega, Bruno Gatta, la pensa diversamente: - Negli ultimi mesi, negli ultimi anni della vita di Marconi ricorre più di una volta la voce della sua scoperta del cosiddetto raggio della morte. L'incredibile invenzione è respinta da alcuni, ma trova conferma in un ultimo documento mussoliniano del 20 marzo 1945, più che un'intervista un soliloquio alla presenza di un giornalista, Ivanoe Fossani, nell’isoletta di Trimefione, nel Garda, di fronte a Gargnano. Quella sera, fra tante cose, si parlò anche di Marconi e dei suoi ultimi esperimenti ai quali assistette il duce. ‘Sulla strada di Ostia, ad Acilia, ha fermato i motori delle automobili, delle motociclette e dei camion. Nessuno sapeva rendersi conto dell'improvviso guasto. L'esperimento venne ripetuto sulla strada di Anzio con i medesimi risultati. Ad Orbetello due apparecchi radiocomandati vennero incendiati ad oltre duemila metri di altezza. Marconi aveva scoperto il raggio della morte! Senonché egli, che negli ultimi tempi era diventato religiosissimo, ebbe uno scrupolo di carattere umanitario e chiese consiglio al Papa ed il Santo Padre lo dissolse dal rivelare una scoperta così micidiale. Marconi, turbatissimo, venne a riferirmi sul suo caso di coscienza e sull’udienza papale. Io rimasi esterrefatto. Gli dissi che la scoperta poteva essere fatta da altri ed usata contro di noi, contro il suo popolo; per rasserenarlo lo assicurai che il raggio non sarebbe stato usato se non come estrema risoluzione, avevo fiducia di poterlo convincere gradatamente. Invece Marconi moriva improvvisamente. Da quel momento temetti che la mia stella incominciasse a spegnersi -, disse il Duce. Questa versione è stata confermata ad un giornalista anche da Claretta Petacci, che del Duce fu amante e confidente. Nel libro ‘Situation red, the UFO siege!’ Leonard Stringfield, il primo fra gli ufologi a dare credito, vent'anni fa, alle rivelazioni militari sugli UFO-crashes, cita en passant un episodio sbalorditivo. Scriveva Stringfield nel 1977: "Secondo una fonte piuttosto attendibile, il figlio di un ex membro del Ministero degli Interni degli Stati Uniti che lavorava per il servizio segreto in Germania nell'estate del '39, un avvenimento estremamente insolito avvenne nella città di Essen. Nell'ora di punta del traffico si fermò tutto ciò che era elettrico e meccanico: automobili, autobus, tram, motociclette, orologi. Il padre, che era ad Essen, ricordava che quando il momento di depressione fu al culmine, durante una decina di minuti, le automobili non erano nemmeno in grado di suonare il clacson. A quei tempi, optando però per la tesi ufologica, la risposta era scontata: una manovra sperimentale delle armi segrete di Hitler! I giornali tedeschi non parlarono dell'episodio, ma i dati informativi che descrivevano gli effetti dell'arma sospetta furono trasmessi a Washington agli enti competenti”. Conclude Stringfield: "Naturalmente il tempo a dimostrato che i tedeschi non possedevano un'arma di tale potenza, altrimenti la guerra avrebbe avuto un esito disastroso per gli Alleati". Se questa storia non è una panzana, forse Stringfield si sbagliò: gli UFO c’entravano solo indirettamente; il black out di Essen era stato realmente causato dal raggio della morte che i nazisti avevano - forse - sottratto ai fascisti. Cronologicamente, tornerebbero i conti con la progressiva militarizzazione nazista del Gabinetto RS/33 sul finire del ‘39 e con certi esperimenti di radiodisturbo effettuati dai tedeschi, i più famosi dei quali videro la costruzione di dischi volanti infuocati e radiocomandati (le feuerball o palle di fuoco), che interferivano con i radar ed i motori degli aerei. Molto probabilmente, lo abbiamo già detto nel precedente articolo, i files fascisti diedero un impulso alla costruzione dei dischi volanti nazisti, le V-7. Che i tedeschi iniziassero nel 1941 a costruire velivoli discoidali in tutto e per tutto simili agli UFO, è un dato di fatto confermato pubblicamente, negli anni Cinquanta, da diversi personaggi che presero parte a questi esperimenti, dal pilota Rudolph Schriever, il cui V-7 fu testata a Praga il 14 febbraio 1945, all'ingegnere milanese Giuseppe Belluzzo, che ammise di avere costruito i velivoli discoidali, ad Andrea Epp, ingegnere del Reich che costruì un minidisco a Bremerhaven nel ‘43, con il quale sognava addirittura di colonizzare la Luna e che nel maggio del 1969 ne presentò la ricostruzione alla fiera di Padova. I diversi autori, come pure gli storici che si sono occupati della vicenda, quali Rudolf Lusar, concordano nel ritenere che lo sfondamento del fronte russo impedì al Reich di perfezionare quella che oggi definiremmo retroingegneria aliena; i dischi volanti nazisti vennero distrutti dai tedeschi o - in minima parte - recuperati ed occultati dai russi (che negli ultimi cinquant'anni, difatti, ne hanno costruite diverse versioni, dai modelli Rossyia all'Ekip, tutte scarsamente funzionanti). Ma il ricordo delle ricerche nazi-fasciste in qualche modo rimase presso i vertici militari Alleati. E certamente contribuì a diffondere, presso certi strati dell’Intelligence russo-americana, la credenza che gli UFO fossero in realtà prototipi di brevetti nazisti sviluppati dalla controparte durante la Guerra Fredda. A cominciare dall’avvistamento di Kenneth Arnold. Già, perché nel 1933 due ufficiali nazisti, Walter e Reimar Horten, iniziavano a progettare degli ordigni triangolari. Costruirono i primi prototipi nel 1936 a Cologna e ne testarono i successivi sviluppi a Göttingen nel ‘44; erano degli UFO terrestri a forma di V, detti ali volanti o modelli Horten. Alla fine del conflitto, l’Horten cadde nelle mani degli USA e fu nascosto nella base di Silver Hill, nel Maryland. Grazie a quel modello, gli USA realizzarono nel 1947 l'ala volante Northrop, e molti anni dopo lo Stealth. Quando, proprio nel 1947, esplose la mania dei dischi volanti, quei pochi ufficiali dell'Intelligence che erano al corrente di questi progetti, e fors’anche dei files fascisti, pensarono che gli UFO altro non fossero che armi segrete. Kenneth Arnold diceva di averne visti nove, di questi ordigni e, sebbene la stampa li raffigurasse circolari e a coda di rondine, avevano la forma di una mezzaluna (basti vedere i disegni originali del pilota americano). Erano probabilmente i nove Northrop Flying Wing Bombers costruiti nella celebre base (ritenuta ‘degli UFO’) di Muroc. L'US Air Force in seguito fece sparire ogni traccia di questo progetto. Ma c'è una prova: una rarissima fotografia che mostra i nove ordigni tutti in fila… (…)… Tutto ciò nulla toglie all'ipotesi extraterrestre dei dischi, ma induce gli studiosi a riflettere su quanto poco si sappia, a distanza di oltre mezzo secolo, dei maneggi dei governi sui dischi volanti. Alieni e non.
Ufo crash a KeksburgUFO-crash a Keksburg
09 dicembre 1965, UFO-crash a Keksburg, uno dei casi più controversi. L’oggetto fu visto prima attraversare il cielo da migliaia di persone dal Michigan a New York: si trattava di una sfera luminosa che lasciava dietro una scia fumosa che rimase visibile per 20 minuti dopo che era passata. Molti testimoni, inclusi alcuni piloti che la videro, pensarono si trattasse di un aereo incendiato. In molti stati caddero detriti, mentre i vigili del fuoco dell’Ohio furono chiamati per spegnere 10 piccoli incendi nella zona dove erano stati visti cadere detriti fiammeggianti. I piloti registrarono ondate di shock ed un sismografo, vicino Detroit, registrò uno shock, così scrisse l’ufologo Stan Gordon del PASU in un articolo recente. Anche se i militari dissero che era una meteora, così come affermò il resoconto dell’Associated Press pubblicato sul ‘The Bulletin’ il giorno successivo al crash, Gordon dice che ci sono nuove, ed era stato trovato un tizio che aveva visto l’UFO, a supporto di questa tesi. – Ero allora un adolescente – disse John (uno pseudonimo di quel testimone) – Era agli inizi di dicembre e c’era anche poca neve e poca pioggia e la palta -. Fu chiamato sul luogo dell’impatto dopo le 16:44 in qualità di pompiere dalla zona di Latrobe per cercare l’UFO schiantatosi . – Vidi un oggetto infiammato nel cielo. Non so bene in che direzione andasse, ma veniva da nord. Risposi alla chiamata e mi fu detto che c’era bisogno di una squadra di ricerca perché si credeva fosse un aereo precipitato. Così pensai ‘Oddio, ecco quello che vidi’ -. Quando i pompieri arrivarono al Kecksburg Fire Hall, furono viste le cartine geografiche e furono spediti dei gruppi divisi in zone. – Stava diventando buio ed avevamo torce. Fummo caricati sul retro di un camion e ci dissero di andare per di là e così facemmo. Un’altra squadra trovò l’oggetto. Assolutamente non era un aereo, né un astronave, né un elicottero, niente che avessi mai visto prima. Era caduto in una zona parte prato e parte foresta e noi andammo ad investigare. Scoprimmo che l’UFO si era schiantato in un angolo di 30-40°, aveva spezzato molti tronchi d’albero. Non era un aereo, di questo ne ero più che sicuro! Non c’era fusoliera, era un unico pezzo solito, senza né portelli né finestrini -. All’inizio non si trovarono corpi. Era a forma di ghianda e giaceva su un fianco, come una ghianda proprio. Sono stato macchinista per 24 anni e ho lavorato con tantissimi tipi di metalli, ma non ne avevo mai visto uno simile -. L’oggetto non era rotto, solo sbeccato. Non emetteva fumo, vapori né altro. Il vicinato nella zona disse che emetteva una lieve traccia di fumo blu che disparve dopo l’atterraggio. La parte visibile dell’UFO era tra gli 8-10 piedi lunga, 6-7 larga; un uomo di media altezza avrebbe avuto qualche problema a stare in piedi al suo interno. Il cratere che scavò nel terreno era di forma rettangolare. John disse che la polizia di stato era arrivata e che subito l’area fu isolata e smantellata. Mandarono via tutti a tarda notte. Portavano enormi radio e robe simili, guardie armate per bloccare i curiosoni. I pompieri furono fatti sloggiare. Non poterono nemmeno usare i cessi. Tutto finì sotto il loro controllo. Fu portato un grande camion, e dopo un’oretta, tornarono tutti indietro portando quel grande oggetto coperto da un telo con scorte militari davanti e dietro. – Credo che se qualcuno avesse osato mettere il naso lì gli avrebbero sparato di certo -. Più tardi si venne a sapere che era un meteorite, ma John non ci ha mai creduto. – Aveva anche delle scritte sopra, non come le nostre, ma ieroglifici tipo antico egizio. Aveva una specie di paraurti attorno e le scritte erano lì sopra. Ho letto un sacco di libri sugli egizi, sugli inca, sui peruviani, ma non era la loro scrittura -. Più tardi fu negato anche che fosse un meteorite, e i militari negarono persino di esser stati lì ma John sa benissimo che non era così: c’erano l’aeronautica e l’esercito. Le ricerche di Stan Gordon hanno rilevato che un gruppo militare coinvolto doveva esser stato il 22° Squadrone Radar, di base all’Oakdale Armory, vicino al Greater Pittsburgh International Airport; esso controllava il comando di Aerodifesa Spaziale ed i tentativi di declassificazione dell’UFO-crash di Kecksburg, nonostante il FOIA, non hanno dato molti risultati. A risposta delle sue richieste, dissero che non risultava che il suddetto squadrone fosse coinvolto nelle operazioni di recupero, e ciò fa storcere il naso a Gordon, il quale si chiede come tutta quell’attrezzatura e tutto quel personale potesse essere attivato senza annotazioni verune. Nelle sue ricerche, egli dice di sapere benissimo che l’USAF stava ancora investigando casi UFO pubblicamente, ai tempi, e che erano stati i membri del Project Blue Book a chiamare il 22° Squadrone. Successivi resoconti lo hanno portato a credere che persino essi non erano a conoscenza con ciò che poteva mettere in pericolo la sicurezza nazionale, e che alcuni servizi segreti investigarono schianti di veicoli spaziali alieni. Un’altra strana faccenda che accadde quella notte fatidica erano i resoconti di alcuni cittadini sul rilascio di alcune radiazioni. Gordon spiega che ad alcuni bambini che giocavano nella zona dello schianto i militari avrebbero detto che c’era una vaga possibilità di contrarre radiazioni, e che alcuni uomini vestiti di tute anticontaminazione furono visti nella zona più tardi, il giorno dopo. Anche se esiste la possibilità che l’oggetto poteva anche essere un detrito spaziale o un resto di un esperimento terrestre, documenti ed evidenze ottenute nelle indagini di questi ultimi anni sembrerebbero parlare di un UFO a tutti gli effetti. E John aggiunse: - Non era un oggetto del nostro pianeta. Allora ero scettico, ma quando vedi qualcosa di simile, non te la scordi più. Quando vieni chiamato dal dipartimento dei pompieri a quel modo tu pensi subito che si era trattato di un aereo, non certo di un UFO. Non mi dimenticherò mai quell’oggetto, e voglio sapere che diavolo fosse!
Ufo crash della TunguskaL’UFO-crash della Tunguska
Siberia 1908
All'alba del 30 giugno 1908 un'immensa palla di fuoco attraversò i cieli della Siberia a folle velocità, per schiantarsi poi in un punto imprecisato e deserto della Tunguska Pietrosa, lungo il fiume Yenisei. L'esplosione causata dal corpo sconosciuto fu di una violenza inaudita, ed una colonna di fumo e di fiamme si levò alta nell'aria, rendendosi visibile a centinaia di chilometri di distanza. L'urto provocò onde sismiche di tale immensità che non solo furono registrate dall'osservatorio di Irkutsk, molto più a sud, ma anche dalle stazioni di Jena, in Germania, e persino di Washington e di Giava. All'assordante detonazione seguì, nel giro di pochi secondi, una vampata ardente che seminò distruzione in una vasta area intorno. A Vanavara, il più vicino centro urbano, a 60 chilometri dal luogo dell'impatto, gli atterriti abitanti ebbero l'impressione di sentirsi bruciare gli abiti addosso e si videro crollare sul capo i soffitti delle case. A Kansk, cittadina situata ad una distanza dieci volte superiore, un convoglio ferroviario fu costretto ad arrestarsi per le fortissime vibrazioni, e gli operai che lavoravano su alcune chiatte furono sbalzati nel fiume dall'onda d'urto. Nei giorni successivi, strani fenomeni furono visibili nei cieli dell'emisfero boreale, dove un'insolita luminosità fu scorta nelle ore notturne, al punto che le nuvole sembrarono tingersi di rosa. In Russia trapelò poco di quell'avvenimento data la situazione politica, molto critica a quei tempi. Così ogni ricerca o indagine sul fenomeno fu rimandata a tempi migliori. Infatti, solo agli inizi degli anni '20 un intraprendente studioso di meteoriti, Leonid Kulik, s'interessò al mistero della Tunguska Pietrosa ed organizzò una serie di spedizioni per rintracciare il punto preciso dell'esplosione. Le sue indagini continuarono ininterrottamente fino alla vigilia della II Guerra Mondiale, e, nonostante la contraddittorietà dei dati raccolti, lo scienziato mantenne la propria convinzione secondo cui lo scoppio era stato prodotto dall'impatto di un meteorite contro la superficie terrestre. A confortare tale tesi mancava però la prova più elementare: il cratere che il corpo celeste avrebbe dovuto formare nel luogo della sua caduta. Lo studioso russo Aleksander Kazantsev avanzò l'ipotesi, anni dopo, che l'oggetto schiantatosi sulla Siberia altro non era che un'astronave a propulsione nucleare. E ciò si basava su alcuni elementi: 1) l'assenza di un cratere al suolo, motivata dal fatto che l'astronave, secondo lo scienziato, doveva essere scoppiata in volo; 2) gli alberi posti nella zona del presunto impatto, pur essendo carbonizzati e morti, erano ancora in piedi, mentre nella distesa circostante, per chilometri e chilometri apparivano divelti dal suolo e spezzati, perché l'onda d'urto, sviluppatasi a circa 5000 metri d'altezza, si sarebbe diffusa a raggiera, risultando quindi meno forte sulla verticale del punto di esplosione; 3) molti aspetti dell'avvenimento ricordavano l'esplosione di Hiroshima e quelle sperimentali successive (il fungo atomico; la scortecciatura degli alberi; la luminosità notturna; la pioggia nera che seguì all'evento; i residui dei minerali vetrificati; le ulcere sulla pelle del bestiame; il prodigioso ritmo di crescita della vegetazione dopo il disastro; etc...); 4) testimonianze affermarono che l'oggetto schiantatosi sulla Siberia era a forma di cilindro, il quale, proveniente da sud-est, dopo aver notevolmente rallentato avvicinandosi al suolo, come emerge dalle analisi balistiche, aveva piegato verso ovest, compiendo perciò una virata a dimostrazione del fatto che era guidato da esseri intelligenti, che però non furono in grado di effettuare un'efficace manovra di atterraggio. Frank Edwards, che ha studiato a lungo i fenomeni inspiegati, a proposito di questo caso della Siberia scrisse: «Nella catastrofe del 1908, lungo il fiume Yenisei abbiamo perduto un ospite proveniente dall’universo».
ALBERI VICINO AL LUOGO DELL'IMPATTO
Ufo crash di Shag HarborUFO-crash a Shag Harbor
Nova Scotia, Canada. 4 ottobre 1967. Questo evento permise al piccolo villaggio di pescatori di Shag Harbor di apparire finalmente sulla carta geografica. Nella punta a sud della Nova Scotia, questa piccola comunità rurale fu teatro di uno dei più documentati UFO-crashes degli ultimi 30 anni! Fino ad allora non era nemmeno segnata sulla cartina, ma dall' oggi al domani tutto cambiò. La comunità aveva alle sue spalle storie straordinarie di serpenti di mare, calamari cannibali, navi fantasma. Ma nell' ottobre 1967 si aggiunse un altro fenomeno al folklore locale: una visita da parte di un UFO di ignote origini (o forse 2!), che, dopo essere penetrato nell' atmosfera terrestre dalla Siberia, già in avaria, sarebbe entrato nelle acque del porto portando l' attenzione del mondo sulla zona. I residenti quella notte fatidica videro, alle ore 19:12, delle strane luci arancioni volare in cielo, così come anche i piloti di un aereo, che erano stati da queste sorpassati. Dopo di che vi furono alcune esplosioni. 5 ragazzi dissero che le luci lampeggiavano in sequenza e poi si inclinarono a 45° sopra l' acqua, fluttuarono sulla superficie ad un miglio e mezzo dalla riva e poi s'inabissarono. All' inizio tutti pensarono che fosse un aereo in avaria e subito corsero ad avvisare la polizia Reale canadese, di base a Barrington Passage. Il comandante, Ron Pound, intanto, era già stato avvisato per telefono da una donna e si stava dirigendo nel luogo dell' ammaraggio, dove vide anche lui le 4 luci collegate tra loro ad un corpo solido, che misurava 60 piedi. Pound si recò quindi sulla riva per vedere meglio assieme agli altri poliziotti, Victor Werbieki, Ron O'Brien, ed altri villici. Tutti videro chiaramente le luci gialle muoversi sull' acqua, affondare lentamente, lasciando della schiuma dietro di loro. La barca n. 101 della Guardia Costiera ed altre barche si precipitarono nel mare sul luogo dove le luci erano sparite in profondità. Era visibile solo la schiuma gialla, oleosa, che indicava che un corpo solido si era inequivocabilmente immerso. Non fu trovato nient' altro quella notte e le ricerche furono interrotte alle 03:00 del mattino dopo, ma a questo punto le speculazioni sul fatto che l' oggetto in questione non fosse un aereoplano presero piede. Dopo alcuni giorni difatti nel giornale Halifax Chronicle-Herald uscì un articolo secondo cui quell' oggetto poteva anche trattarsi di un UFO, scartando l' ipotesi che fosse un aereo. Nel suo libro 'Dark Object' scritto assieme all'ufologo Don Ledger, Chris Styles dice che l' incidente stesso era stato appunto chiamato Dark Object. Nonostante tutto, la marina canadese sospese ogni ricerca il giorno dopo l' evento concludendo che non c' era nessuna traccia, nessun indizio, niente. Per cui non vi fu mai nemmeno una spiegazione ufficiale, solo teorie e speculazioni. Una spiegazione plausibile era che un' astronave russa si fosse schiantata, perchè nella zona circolavano sottomarini russi. Oppure che gli USA avessero preso parte alle indagini ma questi negarono. Per anni il fenomeno rimase inspiegato, e fu lasciato nel dimenticatoio. Sommozzatori setacciarono il fondo oceanico per altri giorni, ma inutilmente. La storia del misterioso UFO-crash di Shag Harbor finì velocemente così come era iniziata, e questo fino al 1993, quando Chris Styles (che aveva 12 anni all' epoca dei fatti, e che aveva visto l' oggetto dalla sua stessa camera da letto, che dava sul porto di Halifax) aveva deciso di indagare. Così , supportato dall' ufologo del Mufon Don Ledger, si mise egli stesso a fare estenuanti ricercche risalendo ai testimoni uno ad uno per ricostruire i fatti.. Gli sforzi di Styles portarono un nuovo respiro alla vicenda. Egli ritrovò tutti i testimoni di quella sera attraverso i giornali, e riuscì anche ad intervistare la maggior parte di loro, sempre assistito da Ledger. Entrambi scoprirono molti documenti che mostravano l' evidenza di quanto era avvenuto. Scoprirono che quando i sommozzatori di Granby finirono il loro lavoro il caso ancora non era stato chiuso; assieme ad altre persone i sommozzatori fecero rapporto. L' oggetto che presumibilmente si era schiantato nelle acque dell' oceano, aveva navigato sommerso e se nera presto andato dalla zona ed era giunto a Government Point, vicino ad una base di rilevazione sottomarina, dove fu rilevato dal sonar. Subito dopo furono mandate navi militari che si posizionarono sopra l' UFO. Dopo due giorni, i militari pensarono di effettuare un' operazione di recupero, quando un altro UFO si aggiunse al primo, presumibilmente per prestargli soccorso. Allora la marina decise di aspettare e di guardare come si svolgessero i fatti. Dopo circa una settimana di osservazione sui due UFO, alcune navi furono mandate ad investigare un sottomarino russo che era entrato nelle acque canadesi. A questo punto, i due UFO si mossero, e si diressero al Golfo di Maine, distanziando di parecchio le navi della marina, uscirono in superficie, e schizzarono in cielo. Questi eventi straordinari furono corroborati da molti testi, sia civili che militari. Sfortunatamente, i resoconti non furono pubblicati e registrati. Il personale militare in pensione aveva paura di parlare apertamente perchè avrebbe perso la pensione, ed i civili temevano di essere presi per pazzi e di vedere violata la loro privacy. Gli eventi straordinari di Shag Harbor occupano un posto importante nell' Ufologia. Ci sono pochi dubbi sul fatto che un UFO si sia schiantato nelle acque dell' oceano quel giorno fatidico. Uscito il libro di Styles e di Ledger, dal titolo Dark Object, equipes televisive dagli States e dal Canada fecero interviste ai testimoni, che però non vollero essere fotografati. Anche il National Enquirer volle fare interviste. Gente da Roswell arrivò per fare paragoni tra il loro UFO-crash e questo. Ancora oggi i turisti si recano a visitare Shag Harbor e collezionano le bottiglie d'acqua. Sono stati persino messi sul mercato dei francobolli con l' immagine dell' UFO ammarato, ideati da Cinty Nickerson. Il caso RoswellIl caso Roswell
Il "caso Roswell" è il più importante e documentato incidente di UFO dell'era moderna. Se la sua esatta datazione e ancora incerta, collocandosi comunque fra il 2 ed il 4 di Luglio 1947, certi sono i luoghi, gli avvenimenti ed i protagonisti che li vissero in prima persona. Tutto questo, nonostante sul caso il Pentagono abbia all'epoca deciso di calare una pesante coltre di silenzio, ufficialmente mantenuta sino ad oggi. Così, durante i primi dieci giorni di quel luglio ormai lontano, il "caso Roswell" finì sulle pagine di tutti i principali giornali del mondo, per poi essere dimenticato. E solo da un quindicennio e stato "ufficiosamente" riaperto da uno stuolo di ricercatori che ne hanno ripercorso millimetricamente i fatti, giungendo alla conclusione che l'incidente accadde realmente e che il Governo statunitense lo mise a tacere, come è stato, nel corso degli anni, per la maggioranza dei testimoni che vi furono direttamente coinvolti.
La cittadina di Roswell in Nuovo Messico aveva nel 1947 un indiscutibile primato strategico: ospitava nelle vicinanze una base aerea dell'Esercito Americano, nel cui perimetro era stanziato il 509 Gruppo Bombardieri, l'unico gruppo da bombardamento al mondo armato con ordigni nucleari, gli stessi che due anni prima avevano posto termine, con Hiroshima e Nagasaki, alla II Guerra Mondiale. Il "caso" nasce il 2 luglio - durante il fine settimana festivo del 4, giorno dell'Indipendenza statunitense - quando il Sig. Dan Wilmot e sua moglie osservano verso le 21.50 un oggetto luminoso discoidale sfrecciare in direzione della località di Corona. Nella notte scoppia un violento temporale, il cielo è coperto, a tratti illuminato da bagliori e squassato dai tuoni. E' in quelle ore, prima dell'alba del 3 luglio che, probabilmente, avviene l'incidente: un UFO (alcuni ricercatori sostengono la tesi di due oggetti coinvolti), per cause mai accertate, precipita nel deserto.
Morti tutti gli occupanti
Nel febbraio del 1950 l'ingegnere civile Barney "Grady" Barnett di Socorro confida ai coniugi Maltais, suoi vecchi amici cui richiede di mantenere il segreto, che il 3 luglio 1947, mentre si trovava per servizio nel deserto nella zona fra Magdalena e Socorro, si era trovato improvvisamente davanti un oggetto metallico discoidale dai 7 ai 9 metri di diametro, cui si era avvicinato a piedi, sino quasi a poterlo toccare. Sul posto intanto erano giunte altre persone (fra cui anche dei giovani, forse studenti) facenti parte di un gruppo archeologico dell'Università della Pennsylvania. Accanto al veicolo schiantato tutti avevano visto, proiettati all'esterno, degli esseri umanoidi ormai privi di vita, di corporatura esile, con teste molto grandi, di carnagione chiara e completamente glabri. Di lì a poco era entrato in scena un camion militare carico di soldati che avrebbero bloccato prontamente e poi allontanato i civili, intimando loro di non fare parola su quanto avevano visto ("per ragioni patriottiche di sicurezza nazionale"), perimetrando la zona. Teatro del fatto sarebbe stato, secondo Barnett, un costone roccioso a ridosso dei cosiddetti Piani di San Agustin, oggi divenuta sede dei radiotelescopi del VLA (Verv Large Array) dell'Osservatorio Nazionale di Radioastronomia degli Stati Uniti.
Interrotto il primo annuncio Sette luglio: W.E. Whitmore, proprietario della stazione radio KGFL di Roswell, sta per mandare in onda l'intervista con Brazel registrata il giorno prima, ma è bloccato da una telefonata del segretario della Commissione Federale Comunicazioni di Washington che gli ingiunge di non farlo. Il giorno 8, verso le 16.00, John McBoyle, cronista della stazione KSWS di Roswell, telefona a Lydia Sleppy, telescriventista della KOAT Radio di Albuquerque e le dice di trasmettere per telescrivente all'American Broadcasting Company (ABC) la seguente notizia: "Un disco volante è caduto in prossimità di Roswell… E' come un grosso catino, sfasciato… Un allevatore lo ha trascinato con un trattore sotto un capannone per il bestiame… E' intervenuto I'Esercito che si accinge a recuperarlo... L'intera zona è bloccata... Si parla di piccoli uomini che si troverebbero a bordo...". Ma la notizia non filtra sul filo, perché la trasmissione viene stranamente interrotta.
Parola d'ordine "dimenticare"
Subito dopo la Sleppy riceve una telefonata da McBoyle che le dice "dimentica tutto, non ne hai mai sentito parlare" (in seguito il cronista dirà alla Sleppy di avere assistito al decollo di un aereo da trasporto con destinazione Wright Field, contenente i rottami del "disco"). Nel frattempo il Magg. Hughie Green della RAF (Royal Air Force) britannica, in viaggio dalla California a Filadelfia, sta attraversando il Nuovo Messico da ovest e est in macchina, e da un notiziario radio locale (forse la KSWS) apprende che un "disco volante" era caduto nella zona e che "lo sceriffo e i suoi uomini erano giunti in vista del relitto". \'iene dunque da chiedersi se Wilcox e i suoi non avessero individuato il corpo centrale dell'UFO. Contemporaneamente, "Mac" Brazel viene prelevato dai militari e tenuto sotto stretta custodia fino al giorno 15 quando verrà rilasciato, ormai convinto di dover cambiare versione dei fatti, a tal punto da non confidare la verità neppure alla moglie.
La situazione non è sotto controllo
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