PERICOLO WORM HOLE
IL CERN FINISCE IN TRIBUNALE <<PUO' DISTRUGGERE LA TERRA>>
Si teme che l'esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando
effettivamente un mini buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza
fino a risucchiare dentro di sé la Terra, divorandola completamente
nel giro di quattro anni...ovvero nel 2012!!
ROMA (29 marzo) - Un buco nero risucchierà la materia. Non è il soggetto per un nuovo film di fantascienza ma la teoria di due scienziati americani.
A provocare la fine del mondo secondo i fisici Walter Wagner e Luis Sancho potrebbe essere il Large Hadron Collider (Lhc), il più grande acceleratore di particelle al mondo che sta per essere completato a Ginevra. Per questo i due scienziati venerdì hanno citato in giudizio presso una corte delle Hawaii il Cern di Ginevra che cura il progetto, il Fermilab di Chicago e il Dipartimento dell'Energia degli Stati Uniti americano che hanno partecipato alla costruzione dell'acceleratore.
Lhc
Le accuse. Wagner e Sancho chiedono di fermare il progetto (http://lhc.web.cern.ch/lhc/Cooldown_status.htm)
che verrà inaugurato il 21 ottobre fino a che non sarà verificata la possibilità che al suo interno avvengano reazioni devastanti. La prima udienza è stata fissata per il prossimo 16 giugno. Wagner spiega i rischi nel sito creato (http://www.lhcdefense.org/) per raccogliere fondi per l'azione legale: si potrebbero formare all'interno della struttura dei microscopici buchi neri che unendosi tra loro risucchierebbero la materia, oppure particelle cariche negativamente capaci di trasformare tutta la materia intorno, o ancora le collisioni all'interno dell'acceleratore potrebbero dar vita a mono-poli magnetici, capaci di trasformare la materia in qualcosa di sconosciuto. Gli scienziati del Cern (http://public.web.cern.ch/public/) che lavorano al progetto hanno definito non valide le accuse.
In pratica con il nuovo accelleratore LHC potrebbero teoricamente portare alla creazione di piccoli buchi neri, comunemente chiamati Worm Holes, che sucessivamente si ingrandirebbero fino ad inghiottire la terra stessa con tutti noi compresi. Un esperimento che quindi porterebbe alla creazione di piccoli collassi gravitazionali che a loro volta creerebbero dei piccoli STAR GATE o passaggi Dimensionali.
Allarme non è sostenuto da dati. Secondo il presidente dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), Roberto Petronzio le accuse sono infondante, perché le «affermazioni devono essere accompagnate da calcoli». Le accuse inoltre si basano inoltre su un modello che prevede l'esistenza di almeno 11 o più dimensioni rispetto a quelle note. Sul problema Petronzio ha detto che esperti internazionali stanno studiando gli effetti quantistici del problema come il gruppo coordinato dal fisico del Cern Michelangelo Mangano (http://mlm.web.cern.ch/mlm/). Gli scienziati dovranno capire se le altissime energie prodotte nell'Lhc si realizzano anche nei raggi cosmici. In questo caso si dovrebbero poter osservare mini buchi neri generati da qualche parte nell'universo. Dallo studio di Mangano, risulta che non sono stati osservati mini buchi neri generati da raggi cosmici particolarmente energetici. «Il Cern - afferma Petronzio - intende chiudere la macchina entro l'estate per metterla in funzione con un'energia leggermente inferiore ma che non pregiudicherà la riuscita degli esperimenti e avviare il primo rodaggio in autunno».
Da un articolo pubblicato su Repubblica del 1 settembre 2008 è stato scritto: per un gruppo di preoccupati ricercatori l'esperimento che dovrebbe cominciare tra dieci giorni in un immenso laboratorio sotterraneo, sepolto a un centinaio di metri sotto il confine tra Francia e Svizzera, comporta il rischio della fine del mondo, la distruzione e anzi la letterale scomparsa del nostro pianeta. Così, all'ultimo momento, gli oppositori del progetto hanno presentato un ricorso davanti alla Corte Europea dei Diritti Umani, che in teoria potrebbe bloccare il più grande, ambizioso e costoso test scientifico di tutti i tempi.
Oggetto della contesa è il Large hadron collider, un acceleratore da 6 miliardi di euro che, facendo scontrare particelle atomiche ad alta velocità e generando temperature di più di un trilione di gradi Celsius, dovrebbe rivelare il segreto di come è cominciato l'universo. Venti paesi europei, più gli Stati Uniti, hanno finanziato il progetto, che dopo anni di preparativi dovrebbe prendere il via il 10 settembre al Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra.
un acceleratore da 6 miliardi di euro che, facendo scontrare particelle atomiche ad alta velocità e generando temperature di più di un trilione di gradi Celsius, dovrebbe rivelare il segreto di come è cominciato l'universo. Venti paesi europei, più gli Stati Uniti, hanno finanziato il progetto, che dopo anni di preparativi dovrebbe prendere il via il 10 settembre al Centro di Ricerche Nucleari di Ginevra.
Qualcuno, tuttavia, teme che l'esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando effettivamente un mini buco nero, che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé la terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni. Gli scienziati di Ginevra ribattono che non c'è assolutamente nulla da temere: ci sono scarse possibilità che l'acceleratore formi un buco nero capace di porre una minaccia concreta al pianeta, dicono, perché la natura produce continuamente delle collisioni di energia più alte di quelle che saranno create artificialmente dall'acceleratore, per esempio quando i raggi cosmici colpiscono la terra. Esperimenti di questo tipo, inoltre, sono stati condotti per trent'anni, senza avere risucchiato nemmeno un pezzettino della terra né causato danni di qualsiasi genere.
Vero è che il nuovo acceleratore ha suscitato attenzioni e polemiche perché è il più grande mai costruito, con una circonferenza di 26 chilometri e la possibilità di lanciare particelle atomiche 11.245 volte al secondo prima di farle scontrare una contro l'altra a una temperatura 100mila volte più alta di quella che esiste al centro del sole. La speranza è individuare, così facendo, le teoriche particelle chiamate bosoni di Higgs, giudicate responsabili di avere dato massa, ovvero peso, a ogni altra particella esistente. Ma gli scienziati ammettono che ci vorranno anni prima di arrivare eventualmente a un risultato del genere, per le difficoltà nel trovare particelle così infinitesimamente piccole nel caos primordiale post-Big Bang creato dentro l'acceleratore.
Abbiamo ancora dieci giorni per salvare la terra?, si chiede, con leggera ironia, il Sunday Telegraph. "I miei calcoli indicano che il rischio che un buco nero mangi il pianeta a causa dell'esperimento è serio", afferma il professor Otto Rossler, un chimico tedesco della Eberhard Karls University che ha presentato il ricorso alla Corte Europea dei Diritti Umani insieme ad alcuni colleghi. Replica James Gillies, portavoce del Centro Ricerche Nucleari di Ginevra: "Il ricorso non introduce nessun argomento che non sia già stato esaminato e respinto in passato, se questi esperimenti fossero rischiosi lo sapremmo già".
In ogni caso lo sapremo con certezza dopo il 10 settembre, se la Corte Europea, come sembra di capire, darà luce verde all'iniziativa: che non sarà la "fine del mondo", ma un po' di curiosità al di fuori dei confini della scienza, in questo modo, l'ha ottenuta.
Ma cosa c’è di vero?
Secondo la maggior parte degli scienziati (quelli del CERN - LHC), ci troviamo in presenza delle ipotesi possibili nella teoria, ma che poi in pratica non si verificheranno mai, malgrado altri scienziati ( quelli più...responsabili) abbiano citato il Cern alla stessa Corte europea dei diritti dell’uomo, perché l’esperimento con la sua pericolosità lederebbe diritti fondamentali di milioni di persone. Be...entrare dentro un Buco Nero non potrebbe ledere i diritti fondamentali di milioni di persone, ma altrettanto potrebbe ledere i diritti delle nostre cellule e particelle che incazzate potrebbero rivolgersi al Tribunale di Dio o delle Star Nations per chiedere il risarcimento Dimensionale dei Danni!! Ovvio che in questa circostanza si sdrammatizza un pochino, ma gli scienziati pazzi che si divertono a giocare con DIO, questo non fa piacere a nessuno. Sembra di tornare indietro nella storia, quando iniziarono a sperimentare la Bomba Atomica. Come molti ricorderanno, in quell'occasione iniziarono gli avvistamenti UFO. Sicuramente astronavi guidate da esseri più evoluti di noi in spiritualità e tecnologia, percepirono la minaccia di un pianeta abitato da esseri incoscienti e inconsapevoli dei danni che avrebbero prodotto con il passare del tempo. Quindi vennero sulla Terra ad ammonire i capi dei governi che diedero il via alla costruzione di mortali e inutili Armi Atomiche. All'epoca della Guerra Fredda tra USA e URSS alcuni dischi volanti volarono sopra i silos di lancio dei missili intercontinentali ICBM americani,facendo mancare la corrente alla base militare per alcune ore e quindi disattivando completamente i sistemi di lancio missilistico NORAD. Fu un grande successo per i pacifisti ma una grande sfida tra la CABAL- Opus Dei e le Star Nations (Popoli Stellari).
Ecco, ora mi domando perché non ci riuniamo tutti insieme e preghiamo che questi esseri di altri mondi (Star Nations) non protestino anche loro, cercando di mandare via la corrente elettrica a Ginevra il 10 Settembre 2008 presso l'LHC??
Ma se questa preghiera non avesse i suoi risultati, noi cosa possiamo fare? Dobbiamo rimanere impassibili, indifferenti davanti ad una possibile catastrofe? Oppure dobbiamo prendere Zichichi e legarlo al PALO davanti al CERN e protestare? Non me ne voglia il professore, ma la mia è stata una citazione spontanea e scherzosa, come per dire: anche noi quel giorno eravamo lì...
Quindi si teme, ripeto..SI TEME..(senza toni allarmistici), che l'esperimento andrà ben oltre le aspettative, creando effettivamente un mini buco nero o Worm Hole, che crescerà di dimensioni e potenza fino a risucchiare dentro di sé la Terra, divorandola completamente nel giro di quattro anni, guarda caso nel 2012...
APPROFONDIMENTO
I buchi neri
I buchi neri sono le regioni dello spazio nelle quali l' interazione gravitazionale è così grande che qualsiasi cosa giunga nelle sue vicinanze, viene attratta e irrimediabilmente catturata e nulla, dall’interno del suo confine, può più allontanarsene. Poiché dalla zona che attornia un buco nero nulla sfugge alla fatale attrazione della gravità, nessun segnale può pervenirci da esso: il buco nero è per sua stessa natura invisibile. Raramente un termine scientifico è stato in grado di esprimere chiaramente il fenomeno che descrive come in questo caso: un buco nero è semplicemente… un buco nero.
Forse il grande successo popolare di questo termine è da ricercare proprio nella sua immediatezza. Il merito di avere proposto questa denominazione si deve ad uno dei grandi fisici del ‘900, l’americano John A. Wheeler , che riutilizzò un termine in uso fino alla fine del 1800 nell’esercito inglese per indicare le… celle punitive di isolamento assoluto, l’ultima prigione.
Come si forma un buco nero ?
Guardando il Sole che sorge nel cielo con tutta la sua potenza non pensiamo mai al momento in cui, esaurito il suo combustibile nucleare, andrà progressivamente spegnendosi. Ma questo è il destino di tutte le stelle.
Nelle stelle è proprio l’attività nucleare che, mentre mantiene acceso il loro “fuoco��?, si oppone anche alla forza di gravità che tenderebbe a concentrare tutta la materia dell’astro in un volume piccolissimo. Quando una stella “muore��? non c’è più alcuna forza capace di opporsi alla gravitazione che fa progressivamente addensare tutta la materia dell’astro verso il suo centro.
A seconda della massa della stella originaria si hanno vari stati finali di evoluzione. Nel caso di stelle con massa superiore a tre volte la massa del nostro Sole, la gravitazione prevale senza più arrestarsi, tutto il materiale si comprime e la concentrazione nella regione centrale cresce enormemente. Le densità che si raggiungono sono per noi inconcepibili: in queste condizioni un cucchiaio di materia addensata pesa addirittura più di 10 miliardi di tonnellate! Entro una certa distanza attorno alla stella originaria ogni cosa, inclusa la luce, viene attratta e “inghiottita".
Si è formato un buco nero!
Chi ha inventato i buchi neri ?
Nel 1796 l’astronomo francese Pierre Simon Laplace immaginò che potessero esistere “corpi oscuri��? la cui tremenda forza di gravità impediva alla loro stessa luce di raggiungerci. Anche lo studioso inglese John Michtell , qualche anno prima (esattamente nel 1783), aveva ipotizzato un tale fenomeno, ma a quel tempo si trattava in entrambi i casi solo di ipotesi fantasiose.
È Albert Einstein (ancora lui!) che con la teoria della relatività generale, ��?consente��? ai buchi neri di esistere. La relatività generale ci dice infatti che attorno ad ogni oggetto materiale lo spazio si curva. Facciamo un esempio considerando uno spazio a due dimensioni: quello di un telo elastico teso ai suoi estremi. In assenza di oggetti sulla sua superficie il telo è perfettamente piano, le linee tracciate con una squadra sono rette e formano fra loro angoli di 90 gradi. Supponiamo ora di poggiare su questo telo elastico una palla pesante.
Il telo si curverà e le righe che avevamo tracciato seguiranno un percorso che sarà tanto più curvo (geometria non euclidea) quanto più le righe stessa saranno vicine alla palla.
Le linee più lontane ci appariranno ancora rette e il telo a grande distanza dalla palla sarà ancora piano. L’esempio in due dimensioni ci fa intuire come agisca la gravità nello spazio tridimensionale . La curvatura dello spazio determina il moto dei pianeti attorno al nostro Sole. Un esempio dell’effetto di una massa (il Sole) sull’orbita un pianeta (Mercurio) può essere visto cliccando .
Immaginiamo di comprimere il corpo che determina la curvatura del foglio, mantenendo uguale la sua massa: il foglio si curverà in una zona più ristretta, ma la profondità della deformazione crescerà.
La presenza della massa concentrata influenzerà meno gli oggetti lontani poiché il raggio della depressione si è ridotto, ma ogni oggetto posto in vicinanza sarà irrimediabilmente “catturato��?. Se in una piccola regione di spazio la concentrazione di massa cresce molto, lo spazio si curva su se stesso tanto da isolare questa zona dalle zone continue.
Questo accade quando una stella di massa relativamente grande (quelle di massa inferiore a tre masse solari non diventano infatti buchi neri) esaurisce il suo carburante nucleare. Tutta la sua massa si contrae entro un raggio, detto critico. All’interno del raggio critico il campo gravitazionale diventa così intenso che la luce emessa viene piegata all’interno e non può evadere.
Attorno alla posizione occupata una volta dalla stella c’è ora una zona di non-ritorno, chiamata orizzonte degli eventi, dalla quale nulla può uscire.
Ogni corpuscolo materiale, ogni forma di energia (ricordiamo la famosa relazione E=mc2; per cui materia ed energia sono equivalenti) che penetrano nella regione delimitata dall’orizzonte degli eventi sono catturati da questo famelico oggetto. Un ipotetico pianeta che si trovasse vicino ad un buco nero di massa simile a quella del Sole, ad una distanza di sicurezza, gli orbiterebbe intorno proprio come fa la Terra con il Sole. Se però la distanza di sicurezza dovesse diminuire fino all’ orizzonte degli eventi allora il pianeta sarebbe risucchiato dal buco nero e noi non potremmo più sapere che fine abbia fatto, perché non potremmo più osservarlo.
L’uomo che vide i buchi neri
Nessun segnale ci può provenire dai buchi neri. Incapaci di comunicare con l’esterno, sembrerebbero quindi destinati a restare per sempre affascinanti ipotesi di una teoria, inaccessibili ad ogni conferma sperimentale. Ma non è così. I buchi neri sono uno dei quei casi in cui la teoria è stata sviluppata in dettaglio prima che le osservazioni abbiano fornirto una prova certa della sua correttezza.
Ma come è stato possibile osservare sperimentalmente i buchi neri se questi oggetti non emettono alcun tipo di luce o radiazione?
Un modo c’è.
Quando un buco nero ruota attorno ad un astro visibile, l’orbita della stella visibile risente della presenza del compagno oscuro (già Laplace lo aveva pensato quando ipotizzava i suoi “corpi oscuri��?). Astronomi e astrofisici negli ultimi decenni hanno identificato molti sistemi binari nei quali uno dei componenti non è visibile; questo però non basta ad assicurarci che si tratti di veri buchi neri. Nel caso di un buco nero la teoria prevede che materia gassosa della stella visibile sia “risucchiata“ dal corpo celeste invisibile.
Questo gas accelerato forma una grande spirale che termina nel buco nero come l’acqua di un lavandino che si vuota finisce, ruotando, nel buco di scarico. In questo processo il gas si riscalda a migliaia di gradi e, prima di scomparire oltre la linea dell’orizzonte, emette raggi X.
Fu l’astronomo canadese C.T. Bolt dell’Università di Toronto che, studiando la compagna invisibile della stella denominata HDE226868 nella costellazione del Cigno , trovò per primo una emissione di raggi X con le caratteristiche previste dalla teoria dei buchi neri. Il diametro dell’orizzonte degli eventi era di circa 30 chilometri: questo valore indica una massa del buco nero di circa 5 volte quella del nostro Sole. Alcuni teorici fecero notare però che altri fenomeni meno drammatici (stelle di neutroni, quasar) avrebbero potuto essere all’origine di quanto osservato.
Ma altre osservazioni si sono succedute e consolidate. Nel 1988 il grande astrofisico Hawking scriveva: “.. nel 1975 eravamo certi all’80% che la sorgente di raggi X del Cigno fosse un buco nero. Ora nel 1988 direi che siamo sicuri al 95%��?.
Oggi (nel 2003) l’esistenza di buchi neri ha accumulato ormai molti dati a favore. Nuove analisi hanno confermato che le osservazioni sono in accordo perfetto con le previsioni della teoria. Si sono aggiunti molti altri corpi celesti nella lista dei buchi neri grazie anche alle osservazioni rese possibili del telescopio spaziale Hubble . La domanda non è più se i buchi neri esistono o meno; la domanda è “quanti buchi neri ci sono nell’universo?��?. Gli astrofisici ritengono ormai che il loro numero possa anche essere superiore a quello delle stelle visibili!
Insomma la storia ... non è ancora finita.
I buchi neri… non sono poi così neri
Nel 1975 Stephen Hawking si domandò se potesse esistere un buco nero di massa molto piccola, tanto piccola da essere contenuto in dimensioni sub-nucleari. Cosa succede se un buco nero ha le dimensioni di un protone o di un neutrone?
In questo caso oltre alle leggi della gravitazione entrano in gioco anche quelle della meccanica quantistica con effetti -come vedremo- sorprendenti.
Il diametro dell’orizzonte degli eventi di un buco nero è proporzionale alla sua massa. Un buco nero di massa 5 volte la massa del nostro Sole ha un diametro di circa 30 km, quello di 10 volte la massa del Sole ha 60 km di diametro, quello di 100 volte ha 600 km di diametro. Non c’è limite superiore all' estensione di un buco nero.
Stelle con massa 100 milioni di volte quella del nostro Sole possono dare origine a buchi neri con orizzonte degli eventi uguale a quelle del nostro intero sistema solare cioè con orizzonte degli eventi di circa un miliardo di chilometri. Esiste invece un limite inferiore alla massa di una stella che può evolvere in un buco nero ed è quello di 3 masse solari. Un buco nero delle dimensioni di un protone (10-15 metri ) corrisponderebbe ad una massa molto più piccola: circa un miliardo di tonnellate, la massa cioè di una montagna sulla terra o quella di un piccolo asteroide.
Questo tipo di buchi neri non potrebbe quindi formarsi dal collasso di una stella. Hawking ha però dimostrato che buchi neri di così piccola massa e dimensioni avrebbero potuto formarsi in condizioni particolari nella primissima fase della evoluzione dell’universo. Se realmente esistessero, sarebbe possibile identificare questi buchi neri primordiali?
Strano a dirsi, diversamente dai buchi neri originati dalle stelle morenti, questi buchi neri, sviluppatisi quando l’universo era bambino, emetterebbero radiazione.
Come è possibile se sappiamo che nulla può evadere dall’orizzonte degli eventi? La risposta viene dalla meccanica quantistica: le particelle emesse non provengono dall’interno del buco nero ma dal vuoto quantico.
Abbiamo già incontrato il vuoto quantico nel descrivere l’effetto Casimir e ad esso ScienzaPerTutti dedicherà presto un percorso di approfondimento. Per il momento ci basti sapere che il vuoto quantico può essere immaginato come un mare composto da tutte le particelle elementari e dalle loro antiparticelle. Coppie virtuali di particella-antiparticella (elettrone-positrone, quark-antiquark, coppie di fotoni o gravitoni - fotoni e gravitoni sono antiparticelle di se stesse -) si materializzano dal vuoto quantico e subito si annichilano tra loro.
Immaginiamo ora cosa può accedere sulla superficie dell’orizzonte degli eventi di uno di questi buchi neri. Tra le tante coppie virtuali create e riassorbite dal vuoto quantico potrà accadere che, in qualche caso, una della particelle della coppia prima di annichilirsi con la sua compagna, sia attratta dalla forza gravitazionale dentro il buco nero, mentre l’altra se ne allontana. Le due particelle sono ora reali, una è irrimediabilmente catturata, l’altra ci apparirà “emessa��? dal buco nero. Questo processo quantistico produce quindi una radiazione che viene emessa sulla linea dell’orizzonte degli eventi.
Mentre i buchi neri originati dal collasso delle stelle sono la forma finale dell’evoluzione dell’astro e una volta formati dovrebbero esistere per sempre, questi buchi neri primordiali emettendo la “radiazione di Hawking“ si esauriscono in una lenta evaporazione che si conclude con una drammatica esplosione. Fino ad oggi, nessuna esplosione di buchi neri primordiali alla Hawking è stata osservata.